MATTANZA

Mattanza

Nella Grotta del Genovese, sull’isola di Levanzo, al largo della costa nord-occidentale della Sicilia, i dipinti del Neolitico raffigurano esseri umani che interagiscono con vari animali tra cui il grande tonno rosso. L’antica rappresentazione allude a profonde origini storiche per la mattanza ritualizzata e distintamente mediterranea (dallo spagnolo matar = omicidio), alla cattura e al massacro del tonno rosso migratore. Questa attività offriva non solo cibo, ma una base economica, un senso di comunità e tradizione. Oggi, le tonnellate per la lavorazione del pescato sono ancora costellate dalla costa siciliana. I remi e le panchine segnano le barche di legno della mattanza, offrendo posti per i vogatori e una piattaforma per guardare il pesce del banco. Dotate di corde in fibra intrecciata, arpioni, ganci e ancoraggi in ferro, queste navi aperte circondano il recinto delle delicate reti ad incastro che conducono alla “camera della morte”. Il pescatore più esperto controlla il processo, determinando dove impostare le reti e quando attirarli. In quel giorno celebrativo, proclamato in tutta la comunità dai campanelli della tonnara, la musciara, una piccola barca di legno al centro del recinto, guida l’opera. Con gesti, grida e canti tradizionali, inizia il massacro rituale. Theresa Maggio descrive la tensione drammatica: “Dopo un po ‘enormi forme nere si alzavano nel quadrato retroilluminato. Il loro lento sorgere era mistico, come una nascita. Si alzarono più in alto. Le pinne dorsali rotearono, animali selvaggi ricavati da un abisso silenzioso. Erano giganti, lunghi otto piedi, alcuni più grandi, e ce n’erano centinaia. La rete era tesa, e loro saltellavano davanti a noi, a metà fuori dall’acqua. Ho guardato nei loro occhi vitrei e neri. I pesci erano grandi come gli uomini, alcuni più grandi di quattro uomini. Quando le loro code hanno schiaffeggiato l’acqua è salita in colonne sopra le nostre teste. Ricordo il frastuono, il fragore dell’acqua che cade e il loro frenetico battito. Si lanciarono verso gli angoli della rete, ma non ci fu via d’uscita … Il pesce stava trasformando il mare in una schiuma bianca, e poi la schiuma diventò rosa. ” Questo nodo riflette la storica mattanza nel contesto delle migrazioni di tonni senza tempo, la cui ricerca e consumo hanno lasciato un segno forte sull’economia e la gastronomia siciliana.

 

Mattanza

In the Grotta del Genovese on the island of Levanzo, off Sicily’s northwest coast, Neolithic paintings depict humans interacting with various animals including the large bluefin tuna. The ancient representation hints at deep historical origins for the ritualized and distinctly Mediterranean mattanza (from the Spanish matar = to murder), the capture and slaughter of migrating bluefin tuna. This activity offered not only food, but an economic foundation, a sense of community and tradition. Today, the tonnare for processing the catch still dot the Sicilian coast. Oars and benches mark the mattanza’s wooden boats, providing seats for the rowers and a platform for watching the shoaling fish. Furnished with twisted fiber ropes, harpoons, hooks, and iron anchors, these open vessels surround the enclosure of delicate interlocking nets that led to the “death chamber.” The most expert fisherman oversees the process, determining where to set the nets and when to draw them in. On that celebratory day, proclaimed throughout the community by the tonnara’s ringing bells, the musciara, a smaller wooden boat in the center of the enclosure, guides the work. With gestures, shouts, and traditional song, the ritual slaughter begins. Theresa Maggio describes the dramatic tension, “After a while huge black shapes rose up into the backlit square. Their slow rising was mystical, like a birth. They rose higher. Dorsal fins swirled, wild animals drawn up from a silent abyss. They were giants, eight feet long, some bigger, and there were hundreds of them. The net was drawn taut, and they skittered in front of us, half out of the water. I looked into their glassy black eyes. The fish were as big as men, some bigger than four men. When their tails slapped the water it rose in columns above our heads. I remember the din, the thunder of falling water, and their frantic thrashing. They darted to the corners of the net, but there was no way out…The fish were churning the sea into a white froth, and then the froth turned pink.” This node reflects the historic mattanza in the context of the timeless tuna migrations, the pursuit and consumption of which has left a strong mark on Sicilian economy and gastronomy.